Cinque Musei della diaspora italiana
- Rodrigo

- 3 ore fa
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La migrazione è un fenomeno presente da sempre nelle società. Oggi l’Italia è attraversata di una migrazione principalmente d'ingresso ma non è stato sempre così. Tra gli anni posteriori all’Unità d'Italia e il secondo dopoguerra il nostro paese ha sofferto un percorso emigratorio talmente grande che si può parlare di una vera e propria diaspora. Alcuni musei, dispersi in tutto il mondo, danno fede di questo fenomeno. Nel presente articolo vi raccontiamo cinque di essi.

La Partenza. I musei Genovesi
Nei secoli scorsi la maggior parte degli italiani (e non solo) che migravano oltre oceano partivano dal porto di Genova. Qui sono nati due grandi musei dedicati al fenomeno migratorio. Il primo è il MEI: Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. Il secondo il GALATA, Museo del Mare.

Il MEI si trova nella maestosa cornice medioevale del Complesso della Commenda del Prè in piazza della Commenda, di fronte al porto.
Dall’inizio potrete disegnare il vostro proprio percorso nel museo creando un passaporto virtuale che vi guiderà nei diversi spazi espositivi e un braccialetto che attiverà le diverse istallazioni multimediali.
Scoprirete le condizioni economiche e socioculturali che spingevano i nostri antenati a migrare, le mete più richieste e, soprattutto, il travagliato viaggio. Alla fine uno spazio particolare è dedicato alle nuove emigrazione italiane, molto diverse e meno traumatiche di quelle di 150 anni fa, ma non meno influenti nel tessuto sociale.
Il costo del biglietto è di 7€ e l’orario di apertura dalle 10 alle 18 tutti giorni tranne lunedì.
Il Galata è situato nel porto di Genova, proprio di fronte al MEI. È un museo dedicato alla navigazione ma ha un particolare spazio espositivo riservato alle migrazioni via mare. In un itinerario combinato tra reperti materiali e multimediali vengono ricostruite tutte le tappe del percorso della migrazione di fine 800 e inizi del 900. Potrete vivere in prima persona il vero e proprio “via crucis” di un emigrante del 800: la scelta dell'armatore nell’acquisto del biglietto, le estenuanti attese nel porto, l’ambito imbarco e la sofferta traversata.

Il museo Galata costa €17 e ha gli stessi orari di apertura del MEI e, come abbiamo già detto, è composto di tanti altri spazi dedicati alla navigazione.
Il Museo della Migrazione Marchigiana di Recanati

Nonostante sia un territorio piccolo e con una bassa densità di popolazione, le Marche sono una delle regioni italiane che ha pagato il prezzo più alto in quanto a percentuale di cittadini migrati. Durante il periodo del boom migratorio circa 700 mila marchigiani sono andati all’estero (principalmente in Argentina e Stati Uniti) a fronte di una popolazione fra 900 mila ad un milione e mezzo di marchigiani rimasti, come dimostrano diversi studi di ricerca.
In provincia di Macerata, a Recanati, la città di Leopardi, c’è un emotivo museo che raggruppa le vicende e i racconti dei migranti marchigiani: da quelli che sono riusciti a farsi un nome all’estero come Francesco Tamburini (vedi il nostro post su Còrdoba) o Rafael Sabatini, a quelli che sono sopravvissuti nel tempo solo come un caldo ricordo nella memoria dei familiari rimasti nella terra natia.

Oggetti dell’epoca, foto antiche, racconti e carte d’invito servono a ricostruire la modalità storica con cui si sviluppavano i grandi processi migratori di massa dall’inizio del 900.
Questo commovente museo si trova all’interno del complesso museale di Villa Colloredo Mels (in via Gregorio XII). Con lo stesso biglietto del costo di 7€ potrete anche godere dell’accesso alle sale di archeologia, a quelle dedicate a Giacomo Leopardi (da non confondere con la Casa Museo del Poeta) e a una mostra di opere di Lorenzo Lotto oltre che una raccolta di opere del Recanati Comics Festival.
Tutti e tre questi musei italiani dedicati alla nostra emigrazione hanno un spazio interattivo collegato ai registri del CISEI (Centro Internazionale di Studi sull’Emigrazione Italiana). Se avete un parente emigrato all’estero potete in questi punti, inserendo il suo nome e cognome, ottenere informazioni sulle condizioni di migrazione dell’interessato (data d’imbarco, nave, destinazione ecc.). La stessa banca dati è consultabile online nell’indirizzo www.ciseionline.it
L’arrivo. Hotel de los Inmigrantes a Buenos Aires.

A metà dell800, finita la lunga serie di guerre civili e ristabilita l’unità nazionale, l’Argentina stabilì una politica ufficiale di popolamento delle sue sconfinate terre. Favorì così l’arrivo di coloni inizialmente dell’Europa settentrionale, ma molto presto milioni di migranti di tutto il mondo la scelsero come meta per realizzare il proprio sogno di crescita. Le strutture ricettive preesistenti si rivelarono insufficienti e a questo scopo lo stato argentino costruì nel 1911 un grosso albergo che potesse garantire ai nuovi arrivati un primo soggiorno per il tempo necessario a trovare una sistemazione. Fu chiamato il Nuevo Hotel de los Inmigrantes.

L’Hotel de los Inmigrantes smise di funzionare nel 1953 quando le condizioni politiche ed economiche del paese non erano più attraenti per i migranti. Si stima che tra la fine dell'800 e il 1953 siano entrati in Argentina più di 6,5 milioni di migranti e più di un milione abbia trovato una prima sistemazione nell’Hotel. Buona parte di essi erano italiani. Secondo i registri della Dirección General de Inmigración Argentina, soltanto tra gli anni 1882 e 1899 su 1,3 milioni di ingressi 846 mila erano provenienti dall'Italia (senza considerare i trentini e i friulani che venivano logicamente considerati austriaci).
In totale negli tra il XIX e il XX secolo sono partiti per l'Argentina circa 2.941.000 italiani, 2.191.000 di loro non sono mai ritornati in patria.
Oggi la struttura funge come Museo dell'Immigrazione per ricordare le origini multietniche del popolo argentino. All’interno si possono trovare testimonianze di tutte le provenienze migratorie, con una bacheca fotografica dedicata anche all’immigrazione italiana.

Raggiungere l’Hotel de los Inmigrantes a Buenos Aires non è facile. Si trova nella zona del porto, nella Darsena Nord contigua al terminal Buquebus su avenida Antartida Argentina, a nord del famoso Puerto Maderos (leggi il nostro post su Buenos Aires). L’ingresso è totalmente gratuito è si può anche visitare nello stesso edificio il Centro di Arte Contemporanea.
Ellis Island, New York
Nell’immaginario collettivo mondiale Ellis Island è sinonimo di migrazione e qui si trova il più grande museo dedicato ai flussi migratori mondiali.

Di fronte alla famosa Liberty Island, l'isola che ospita la Statua della Libertà si trova Ellis Island. Dal 1892 e fino al 1954 (anno della sua chiusura) Ellis Island fungeva come primo approdo per le navi che arrivavano negli Stati Uniti via New York. Nelle sue istallazione venivano sbarcati i passeggeri di seconda e terza classe per essere sottoposti alle visite mediche, rivolte sia al loro stato fisico che psicologico. I passeggeri di prima classe potevano proseguire verso Manhattan e non dovevano sottoporsi a questi controlli.
A seguito di questi estenuanti e a volte disumani test, il governo statunitense aveva la facoltà di impedire l'ingresso del migrante e rimandarlo indietro nella stessa nave con cui era arrivato. C'è da dire però, che solo il 2% di tutti gli immigranti furono respinti.
Nei 62 anni che Ellis Island funzionò come ufficio migratorio sono passati più di 12 milioni di immigranti. Dato il numero crescente di persone che arrivavano negli Usa, nel 1924 si stabilirono quote d'ingresso per nazionalità: per gli italiani il limite era di 7400 migranti. Si calcola che, prima di questa data, più di 4 milioni di italiani erano già entrati negli Stati Uniti e in Canada.
Così come per l'Hotel de los Inmigirantes, il destino di Ellis Island è stato quello di custodire la memoria e il passato dei popoli. Con la sua chiusura è diventato un museo oggi visitabile da tutti. Ma per visitare l'isola dovete prenotare un tour (come vi spieghiamo nel nostro post di New York), il ferry gratuito per Staten Island non ferma ad Ellis Island o a Liberty Island.
Ieri e Oggi
Tra 1861 e il 1920 ebbe luogo la prima grande migrazione italiana, quella oltreoceano. Con il dopoguerra (1945) e fino agli anni 70 (gli anni del boom economico) assistiamo ad una seconda ondata migratoria: quella europea. Si calcola che in questo periodi abbiano lasciato l'Italia per non farvi più ritorno 18.750.000 italiani. I loro discendenti nel mondo, oriundi, sono oggi all'incirca 80 milioni.
Ma l'esodo italiano non si è fermato a queste due correnti dei secoli scorsi. Dal 2007 è nata una nuova ondata, anche se molto diversa dalle prime, di giovani formati professionalmente alla ricerca di migliori condizioni lavorative. Grazie alle nuove tecnologie questi giovani hanno la capacità di mantenere un maggiore contatto con la patria e fare ritorno ad essa. Rappresentano circa 1,6 milioni negli ultimi 20 anni.
Per ricordare tutte le persone che per qualsiasi ragione hanno dovuto lasciare casa e traslocare all'estero, per ricordare i loro sogni ma anche le loro sofferenze, ci piacerebbe concludere questo post con una delle frasi esposte al museo di Recanati: Emigrare, di tutte le iniziative umane è la più complessa e difficile.
Redattore: Rodrigo Mariani.




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