25 Aprile a Milano: la Madonnina della Liberazione e la storia del ponte vecchio
- Rodrigo

- 24 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 1 mag
A Milano ce ne sono tanti di posti che raccontano la lotta partigiana per la liberazione dal nazi-fascismo, ma ce n'è uno dove storia e leggenda si fondono in un modo quasi epico: il ponte Vecchio di Crescenzago, detto della "Madonnina della Liberazione".

In questo grazioso posto sulle acque della naviglio Martesana, che nell'800 era il luogo di villeggiatura dei nobili milanesi, come dimostrano le lussuose ville sulla riva nord, si è combattuta in modo insolito una delle ultime scaramucce per la liberazione di Milano.
La storia racconta che il 25 aprile del 1945 le truppe tedesche che occupavano la capitale lombarda decisero, di fronte all’avanzata dell'esercito alleato, di ritirarsi verso il Brennero per raggrupparsi. I partigiani milanesi, che da anni combattevano in città contro gli occupanti, presero l’iniziativa di tendere un’imboscata alla colonna tedesca che, percorrendo via Padova, tentava di lasciare il capoluogo. Il punto scelto per l’agguato fu il ponte vecchio, nel quartiere di Crescenzago.

Quasi al tramonto arrivarono i tedeschi e inevitabilmente cominciarono i primi spari. Un bagno di sangue sembrava inevitabile, a guerra ormai quasi finita. Ma a questo punto un colpo di scena cambiò la sorte degli avvenimenti.
Don Enrico Bigatti, prete della duecentesca Chiesa di Santa Maria Rossa in Crescenzago, vicina una manciata di metri dal posto della battaglia, sentendo i primi colpi di arma da fuoco, intuì l’avvicinarsi di un massacro e agì in fretta.

Don Enrico non era un prete anonimo. Non amava lo spargere di sangue ma molto di meno la politica degli occupanti. In passato aveva nascosto e aiutato famiglie ebree a fuggire dal regime e perciò era finito in carcere scampando addirittura la fucilazione. Allora decise di rischiare la propria vita per fermare lo scontro. É a questo punto che la realtà e la leggenda si fondono.
C’è chi dice che con i primi frastuoni Don Enrico Bigatti sia partito di corsa dalla sua chiesa e si sia interposto fra gli spari dei due antagonisti con le braccia aperte a mo' di croce, come Gesù. Lo stupore dei combattenti nel vedere quest' uomo in mezzo a una pioggia di pallottole, avrebbe fatto cessare il fuoco. C'è invece chi sostiene che Bigatti abbia preso di fretta un mantello bianco (forse quello dell’altare) e si sia recato velocemente sul posto della battaglia sventolandolo come bandiera di resa da entrambi le parti, o anche che fosse già schierato tra le truppe partigiane spuntando fra esse con un fazzoletto bianco per evitare la carneficina. Comunque siano andati i fatti, grazie all’intervento del coraggioso prete, le ostilità cessarono miracolosamente senza vittime.

Bigatti ottenne un accordo conveniente per entrambi le parti: i tedeschi sarebbero potuti ripartire incolumi per tornare in Germania a patto di consegnare tutte le armi ai partigiani.
A ricordare l’evento sorge nel posto un’edicola che custodisce l’immagine dipinta della “Madonnina della Liberazione” chiamata dai locali "La madunida del punt".

Da questo posto (che si trova di fronte a quella che fu la storica sede del comune di Crescenzago fino al 1923) ogni 25 Aprile, parte il corteo che con canti, balli e racconti delle dolorose vicende del 39-45, percorre i posti della memoria siti nel vicinato.
A Don Enrico Bigatti sono intitolati i giardini e la scuola materna che si trovano nel vicino quartiere Adriano. Le sue gesta hanno permesso oggi a tanti nipoti dei protagonisti dell'incontro armato, da una e dall’altra parte, di esistere e poter raccontare questo pezzo della storia in un modo diverso da come sarebbe potuto finire.
Lasciamo a voi la scelta di come Don Bigatti fece tacere le mitragliatrici: ciascuno può credere alla versione che più gradisce nello spirito e nel proprio desiderio di memoria. Si sa, a volte le storie si scrivono sulle ali dell’entusiasmo.
Il ponte della Madonnina della Liberazione è raggiungibile con la metro verde (fermata Crescenzago appunto) o con l’autobus 56 con partenza da un altro posto simbolico per il 25 Aprile: piazzale Loreto. Se fate una passeggiata per il quartiere non perdetevi la Chiesa di Santa Maria Rossa (oggetto di un nostro prossimo articolo), la riva nord est della Martesana e, se possibile, visto che è proprietà privata, la storica casa Berra con i suoi cortili interni.

Redattore: Rodrigo Mariani.


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